Freedom of Information act: che cos’è e a chi si rivolge?

Freedom of information act, anche detto FOIA è una normativa che è stata introdotta con il decreto legislativo n.97 del 2016.

Rientra nel lungo processo di riforma della pubblica amministrazione avviato con la legge 7 agosto del 2018 n.124.

In cosa consiste?

Si concede a tutti i civili di accedere alla documentazione posseduta dalla pubblica amministrazione, qualora non si ponga in pericolo un qualche interesse pubblico o privato così come indicato dalla legge.

Tale diritto di accesso alla conoscenza viene riconosciuto come fondamentale, e si basa sulla tutela dell’interesse di tutti i soggetti civili: spetta alle amministrazioni dunque, il compito di dare priorità, li dove non vi siano ostacoli previsti dalla legge, alla conoscenza e all’accesso di tutte le informazioni della pubblica amministrazione.

Chi sono i diretti interessati di questa normativa?

  • Giornalisti in primis, al fine di appurare le proprie informazioni sulla base di indagini reali
  • Organizzazioni non governative, per indagini statistiche o di settore
  • Imprese per analisi di mercato o studio di bandi e appalti pubblici
  • Cittadini Italiani o stranieri, per interesse collettivo o privato

La norma ha di fatto come obiettivo rendere il più trasparente possibile il rapporto tra istituzioni e società civile, scoraggiando il fenomeno delle fake news e incoraggiando di più l’attivismo politico e la partecipazione alla res publica.

Ma in cosa differisce rispetto al diritto di accesso procedimentale e dall’accesso civico semplice?

In relazione al diritto di accesso procedimentale regolato dalla legge n.241/1990 la normativa Freedom of Information Act, garantisce di poter richiedere alla pubblica amministrazione dati e documenti senza dimostrare il motivo oggettivo della richiesta. Senza avere esplicito interesse in merito.

In relazione invece al diritto di accesso “semplice”, regolato dal decreto  legislativo n.33/2013 , questo, rispetto al FOIA consente l’accesso alle sole informazioni citate nel medesimo decreto legislativo su citato.


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Secondo il nuovo regolamento il consenso dovrà necessariamente consistere in “un atto positivo inequivocabile con il quale l’interessato manifesta l’intenzione libera, specifica, informata e inequivocabile di accettare il trattamento dei dati personali che lo riguardano”. Un passo in avanti rispetto all’attuale Codice della Privacy che si concentrava prevalentemente sui presupposti legali inerenti la validità del consenso. Federprivacy, con la circolare n. 2/2017, ha dunque auspicato che tutte le aziende pubbliche e private effettuino una revisione generale di tutti i consensi ricevuti per adeguarli alle nuove formule utilizzate.

In particolare le aziende dovranno aggiornare i modelli di raccolta per il consenso al trattamento dei dati personali e inserire uno specifico avviso sulla possibilità di revoca del consenso stesso.