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Sicurezza sul lavoro: non è solo prerogativa del RSPP

L’informazione sulla sicurezza in azienda è compito esclusivo del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione?

La commissione per gli interpelli in materia di salute e sicurezza sul lavoro ha risposto ad una istanza avanzata dall’Unione Generale del Lavoro (UGL) su questo argomento, con l’interpello numero 2/2017. L’istanza chiedeva il parere della commissione circa la necessità che l’informazione sia svolta in forma prioritaria ed esclusiva dal Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP).

L’RSPP è una figura nominata dal datore di lavoro, che deve possedere capacità e requisiti adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro, si occupa infatti di mettere in campo tutte le procedure atte a proteggere il lavoratore, analizzando, e quindi prevedendo, il verificarsi di condizioni pericolose per la sua sicurezza.

Nell’istanza venivano avanzate perplessità in merito alla corretta interpretazione del “combinato disposto degli artt. 31 e 36” del d.lgs. n. 81/2008, i quali regolano quali figure devono informare i dipendenti sulla sicurezza nel posto di lavoro e in particolare a chi è affidato il servizio di protezione e prevenzione dell’azienda. Nello specifico l’istanza si riferiva alla necessità che l’informazione, in materia di salute e sicurezza sul lavoro, sia impartita in “forma prioritaria ed esclusiva” dal Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP).

La Commissione, dopo dovute analisi e in base agli articoli 2, 18, 36, 33 del d.lgs. n. 81/2008, ritiene che il datore di lavoro abbia facoltà di decidere, in base al caso specifico, a chi affidare l’onere di erogare un’adeguata informazione a ciascuno dei propri lavoratori.

Qui puoi trovare il testo dell’Interpello n.2/2017.

Aumentano gli infortuni e le morti sul lavoro: ecco i dati Inail

Riportiamo i dati Inail relativi ai primi 9 mesi di quest’anno, che registrano un aumento del 2,1% delle morti, e sono state presentate circa 472.000 denunce. Per la precisione sono aumentati gli infortuni avvenuti nel tragitto casa-lavoro e viceversa (+3,7%), mentre diminuiscono quelli avvenuti in occasione di lavoro (-0,5%).

Come viene riportato da un articolo su Repubblica:

All’aumento delle denunce presentate all’Inail nei primi nove mesi del 2017 ha contribuito soltanto la gestione Industria e servizi con un +0,8% (nel periodo gennaio-agosto l’incremento era del 2%), mentre le gestioni Agricoltura e Conto Stato hanno fatto segnare un calo pari, rispettivamente, al 5,9% e all’1,3%. In particolare, per la gestione Industria e servizi si assiste nel periodo preso in esame a un incremento degli infortuni in occasione di lavoro dello 0,3% e del 3,8% per quelli in itinere. Le denunce di infortunio sono aumentate al Nord (oltre tremila casi in più), mentre sono diminuite al Sud (-969), al Centro (-781) e nelle Isole (-683). Gli aumenti più sensibili, sempre in valore assoluto, si sono registrati in Lombardia (+1.794 denunce) ed Emilia Romagna (+1.238), mentre le riduzioni maggiori sono quelle rilevate in Sicilia (-903) e Puglia (-836). Nei primi tre trimestri 2017 l’aumento infortunistico è stato pari allo 0,1% tra i lavoratori (330 casi in più) e allo 0,2% tra le lavoratrici (+264).

Un dato che fa riflettere è il sensibile aumento delle denunce per i lavoratori di età compresa tra i 55 e i 59 anni e di quelli tra i 60 e i 69 anni, con circa duemila casi in più per entrambe. Inoltre si è riscontrata una diminuzione delle denunce da parte dei lavoratori italiani (-1.600 casi), mentre sono in aumento quelle degli stranieri (+2.200).

I morti sul lavoro sono 16 in più rispetto ai 753 dell’analogo periodo del 2016 (+2,1%), ma 87 in meno rispetto agli 856 decessi denunciati tra gennaio e settembre del 2015 (-10,2%).

Diminuiscono anche le denunce di malattia professionale pervenute all’Inail nei primi nove mesi del 2017: infatti sono state 43.312, oltre 1.500 in meno rispetto allo stesso periodo del 2016 (-3,4%).
Dopo anni di continua crescita, il 2017 sembra dunque contraddistinguersi per il trend in diminuzione delle tecnopatie denunciate, già rilevato anche nei mesi precedenti.

Beta Imprese fornisce corsi specifici sulla sicurezza proprio per evitare l’aumento di questi incidenti sul lavoro. Tra i corsi in questione c’è quello per RLS ovvero un Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, per l’addetto per il primo soccorso, per RSPP ovvero un Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione dei rischi, la formazione per tutto il personale dipendente e molti altri utili per le aziende.

Investire in sicurezza è importante e fa bene all’azienda e ai dipendenti.

La figura del RSPP

Chi è?

L’acronimo RSPP indica un Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione, una figura obbligatoria all’interno delle aziende, regolamentata dal D.Lgs. 81/2008 frutto della ricezione in Italia delle Direttive Europee in merito al miglioramento delle condizioni di sicurezza e salute del lavoratori.
Questa figura, nominata dal datore di lavoro, deve possedere capacità e requisiti adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro, si occupa infatti di mettere in campo tutte le procedure atte a proteggere il lavoratore, analizzando, e quindi prevedendo, il verificarsi di condizioni pericolose per la sua sicurezza.

In alcune aziende, a seconda delle dimensioni o della tipologia, il RSPP può essere affiancato da altri soggetti, gli Addetti al Servizio di Prevenzione e Protezione (ASPP), e anche queste figure professionali devono avere delle caratteristiche tecniche specifiche per poter svolgere questo ruolo e aiutare il responsabile nel coordinamento del servizio di prevenzione e protezione dei rischi.

 

Caratteristiche e Responsabilità:

Una delle caratteristiche di maggior rilievo del RSPP è quella di essere un soggetto che esercita una funzione consultiva e propositiva. In particolare:
• secondo il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro, il RSPP ha il compito di gestire “l’insieme delle persone, sistemi e mezzi esterni o interni all’azienda finalizzati all’attività di prevenzione e protezione dai rischi professionali per i lavoratori”
rileva i fattori di rischio, determina nello specifico i rischi presenti ed elabora un piano contenete le misure di sicurezza da applicare per la tutela dei lavoratori;
presenta i piani formativi ed informativi per l’addestramento del personale;
collabora con il datore di lavoro nella elaborazione dei dati riguardanti la descrizione degli impianti, i rischi presenti negli ambienti di lavoro, la presenza delle misure preventive e protettive e le relazioni provenienti dal medico competente, allo scopo di effettuare la valutazione dei rischi aziendali.

Egli è responsabile del reato di evento se l’infortunio si verifica a causa della consulenza effettuata in maniera errata.

 

Chi può esercitare la funzione di RSPP

La funzione di RSPP può essere esercitata anche dal datore di lavoro se si tratta di aziende:
• artigiane o industriali, con un massimo di 30 lavoratori;
• agricole o zootecniche, che occupano fino a 10 dipendenti;
• ittiche, con un limite di 20 lavoratori;
• altri settori, fino a 200 dipendenti.

In queste ipotesi, il datore di lavoro può esercitare il ruolo di RSPP solo dopo aver frequentato uno specifico corso di formazione di 16-48 ore, riguardante la sicurezza sui luoghi di lavoro e con l’impegno di aggiornamento periodico.
Il datore di lavoro, inoltre, dopo averne constatato il possesso di specifiche capacità e requisiti professionali, può nominare come Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione anche un dipendente della sua azienda. È consentita l’attribuzione dell’incarico ad una persona esterna all’azienda, anche in questo caso previo accertamento delle competenze tecniche e professionali richieste dalla legge sulla tutela della sicurezza.

Il RSPP deve aver frequentato dei corsi di formazione funzionali al ruolo da svolgere e deve essere in possesso di un attestato che dimostri di aver acquisito una specifica preparazione in materia di prevenzione e protezione dei rischi.

 

Quanti RSPP può avere un’Azienda?

Un Datore di Lavoro può procedere alla nomina di un solo RSPP, infatti per legge deve affiancarsi uno e un solo Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione al fine di rendere efficace ed effettiva la politica aziendale di sicurezza e igiene del lavoro, che deve essere unica. Nel Decreto legislativo 81/2008 esiste un chiaro vincolo legale che afferma che:
• A un Datore di Lavoro corrisponde un RSPP, quindi un solo RSPP per ogni Datore di Lavoro;
• Non è consentito, ad un Datore di Lavoro, procedere alla nomina di più RSPP;
• Il Datore di Lavoro potrà ovviamente integrare il servizio di prevenzione e protezione, costituito inderogabilmente da un unico RSPP, nominando uno o più ASPP, Addetti al Servizio di Prevenzione e Protezione.

 

Requisiti e Formazione

Secondo l’art. 32 del Testo Unico, le capacità e requisiti professionali: “[…] Devono essere adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative.” Ogni RSPP deve essere formato in base alla tipologia dell’azienda, perché i rischi cambiano in base al tipo di lavoro che si svolge.
Inoltre bisogna possedere il diploma di istruzione secondaria superiore oppure dimostrare di aver svolto le mansioni di RSPP almeno da sei mesi alla data del 13 agosto 2003

La formazione avviene tramite i Corsi Abilitanti, comunemente detti Modulo A, B e C:
• Modulo A o corso base: propedeutico agli altri, di 28 ore
• Modulo B o corso di specializzazione: non è propedeutico al modulo C e serve per scegliere e formarsi in un determinato settore. Il monte ore previsto, indipendentemente dalla area tematica di specializzazione, e dunque comune per tutte, è di 48 ore. Vi sono tuttavia alcuni settori che necessitano di formazione aggiuntiva: Agricoltura e Pesca (12 ore) ; Cave e Costruzioni (16 ore) ; Sanità residenziale (12 ore); Chimico e Petrolchimico (16 ore)
• Modulo C o corso di specializzazione: di 24 ore e riguarda i rischi psicosociali, di natura ergonomica, da organizzazione del lavoro, da turnazione e derivanti da stress lavoro-correlato.

 

Obbligo di aggiornamento

Chiunque assuma la funzione di RSPP, che sia il datore di lavoro, una figura interna o esterna, ha l’obbligo dell’aggiornamento periodico.
L’accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016, stabilisce che il Responsabile del Servizio Protezione e Prevenzione debba obbligatoriamente provvedere ad aggiornarsi tramite corsi formativi specifici, per un totale di 40 ore minime in 5 anni.

 

Sanzioni in caso di mancata nomina del RSPP

Ammenda da € 2.500 a € 6.400 o arresto 3-6 mesi; Art. 55 c.1

 

Sanzioni in caso di mancata formazione o aggiornamento del RSPP

Le sanzioni al datore di lavoro con l’incarico di RSPP, che non adempie all’obbligo di formazione per il ruolo che ricopre sono: l’arresto da 3 a 6 mesi o l’ammenda da 2500 € a 6400 €. L’arresto nelle aziende a rischio rilevante o con esposizione a rischi biologici (Gr. 3 o 4), ATEX, cancerogeni o mutageni, amianto, cantieri >200 u/g e con presenza di più imprese, miniere e ricovero e cura con più di 50 lavoratori va da 4 a 8 mesi.

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