Perizia Giurata per l’Industria 4.0. Cosa Cambia

Perizia giurata per l’industria 4.0, cosa sta cambiando? Quali saranno i veri asset di crescita dei prossimi anni?

L’assetto industriale italiano sta evolvendo, ci spingiamo sempre più verso una industria moderna, iperconnessa, appunto definita 4.0

Il governo Italiano ha cercato un modo per intervenire e supportare l’industria nella direzione dell’ammodernamento attraverso il piano Industria 4.0, piano rivolto a tutte le aziende che vogliono superare e sfidare le occasioni della 4 rivoluzione industriale.

In cosa consiste il piano?

Il piano comprende un insieme di misure in grado di agevolare gli investimenti per innovazione e competitività.

Tali misure riguarderanno per lo più:

  • Iper e super ammortamento
  • Nuova Sabatini
  • Credito all’imposta R&D
  • Patent Box
  • Startup e PMI innovative

 

Iper e Superammortamento

Si potrà godere di un iper ammortamento (del 250%) o super ammortamento (140%) per l’acquisto di beni e strumenti, materiali e immateriali, necessari alla digital transformation.

Nuova Sabatini

Con la misura: “Beni Strumentali: Nuova Sabatini”, le imprese possono accedere ad un contributo a copertura parziale degli interessi su finanziamenti bancari, per un importo compreso tra 20.000 e 2.000.000 di euro. Tali finanziamenti possono essere concessi da istituti bancari convenzionati con il Mise.

 Credito all’imposta R&D

 Strumento molto utilea disposizione dal Piano nazionale Industria 4.0, è il credito d’imposta del 50% su spese incrementali in Ricerca e Sviluppo.

Patent Box

 Si tratta di una tassazione agevolata, con riduzione delle aliquote ires e irap, del 50% per redditi derivanti da opere di ingegno.

Startup e PMI

 Merita un approfoondimento a parte ma le misure prevedono per lo più agevolazione e semplificazione amministrativa e agevolazione fiscale.

 Un progetto davvero sfidante che porrà le aziende in competitività su 4 punti in particolare:

  • La capacità di reperire in tempi brevi informazioni
  • Consulenza strategica e tecnologica
  • Incentivi fiscali e finanziari
  • Formazione

 

Per accedere a questi benefici a questa manovra e affrontare le sfide future  l’impresa avrà bisogno quindi non solo di un supporto a monte che le consenta appunto di affrontare i costi e le spese della digital transformation in ottica agevolativa, ma soprattutto avrà bisogno di Perizia Tecnica Giurata per l’acquisto di beni e servizi che abbiano un costo di acquisizione superiore ai 500.000 euro.

E’ solo con la Perizia Tecnica Giurata che si può entrare in possesso dei requisiti per sfruttare la manovra Industria 4.0.

 

Ingegneri ICT le figure più richieste a livello europeo

Gli ingegneri ICT sono tra le risorse specializzate più richieste dal mercato: le aziende in Italia e Spagna hanno difficoltà a reperire questo tipo di figura per la quale a quanto pare la domanda supera di gran lunga l’offerta.

Settore Costruzioni: a febbraio un tavolo unificato per arginare la crisi

Fissato per l’inizio di febbraio un tavolo con sindacati e associazioni per confrontare le proposte sul settore edile.

Nuovo Bando ISI: 370 milioni di euro alle imprese per investimenti e sicurezza

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Bando ISI 2018: al centro i progetti di investimenti in sicurezza del lavoro e acquisto macchinari.

La Formazione nelle imprese e l’Industry 4.0

Ci sono dati positivi riguardo alla formazione all’interno delle aziende. Il 60,2% delle imprese italiane con almeno 10 addetti ha svolto attività di formazione professionale nel 2015 ( con un aumento del 5% sul 2010). In base al report pubblicato a fine ottobre dall’Istat le percentuali più elevate di imprese formatrici si confermano nei servizi finanziari e assicurativi (93,8%), nelle attività ausiliarie dei servizi finanziari (90,0%) e nella fornitura di servizi di rete (77,4%). Seguono con percentuali minori le industrie manifatturiere del settore tessile e abbigliamento (40,7%) le industrie della carta (51,3%) e del legno (51,5%). La formazione maggiormente seguita è quella relativa all’area ambiente-sicurezza sul lavoro, mentre per gli altri corsi si riscontra un calo tra le imprese (dal 33,7% del 2010 al 32,3% nel 2015).

Complessivamente quasi 3 milioni e mezzo di lavoratori hanno partecipato a corsi di formazione, pari al 45,8% del totale degli addetti (47,8% uomini e 42,5% donne). Un risultato molto positivo per quanto riguarda chi, come noi, investe e fornisce corsi di formazione professionale. È stato calcolato che ogni partecipante ha frequentato in media 21 ore di corso, per un costo medio orario di 57 euro.

Sono molto più attive le grandi imprese, da 250 addetti e più (90%), mentre si registra una minor propensione tra le piccole, nonostante un parziale recupero rispetto al 2010. È emerso anche un maggiore divario tra le imprese del Nord e quelle del Sud.

I dati però diventano negativi se ci si rapporta con le medie europee. Infatti il livello di formazione svolto dalle imprese, in termini di quantità oraria ma anche e soprattutto di obiettivi, ci penalizza nei confronti con l’estero. Difficilmente il credito d’imposta finalizzato alle tematiche d’Industry 4.0, inserito nella legge di bilancio, può risollevare e invertire questa tendenza, soprattutto ora che ne è stata confermata l’applicazione solo per il 2018 e non per il triennio 2018-2020 come era stato inizialmente ipotizzato.

I risultati del confronto con le imprese europee provengono dall’analisi Eurostat 2016, che evidenzia in Italia un valore inferiore di 2,5 punti rispetto alla media europea del 10,8%, di occupati adulti (25-64 anni)coinvolti in percorsi di formazione. Inoltre viene fornita un tipo di formazione diversa rispetto ai nuovi trend digitali ormai classificati come “industry 4.0”, solo 25 milioni di ore su quasi 80 milioni complessivi. Oltre a ciò l’Istat ha calcolato che solo il 23% delle forze di lavoro (occupati o disoccupati) possiede competenze digitali elevate, una percentuale inferiore di nove punti contro il 32% europeo. Dati davvero bassi considerando che, secondo la Ue , nel 2020 il 90% degli impieghi richiederà competenze digitali.

Tra le ragioni del non investimento da parte delle imprese , il 74% ritiene che la formazione non sia necessaria perché hanno un personale già qualificato. Questo non è corretto, il personale per rimanere qualificato deve essere aggiornato costantemente, in modo da essere sempre al passo con le nuove tecnologie e normative in vigore. Il 13% invece considera troppo elevati i costi della formazione professionale. Per questo punto invece possiamo indicare le nostre offerte. Noi forniamo percorsi formativi a misura per la propria azienda che stimolano la crescita e la competitività. Per quanto riguarda i professionisti invece BetaFormazione è l’ideale per mantenersi sempre aggiornati con la formazione continua illimitata.

In conclusione, a livello nazionale la formazione professionale è in crescita, ma rimangono ancora da sviluppare tutte quelle competenze digitali che riguardano l’Industry 4.0 e che saranno il futuro aziendale.

Per avere maggiori informazioni chiamaci al numero +39 0545.900600 o compila il modulo sotto riportato per essere a breve contattato da un nostro operatore.

Ipotesi credito d’Imposta per l’Industria 4.0

E’ indubbio che la rivoluzione del mondo 4.0 stia investendo anche il settore dell’Industria: tecnologie innovative, automazione e digitalizzazione sono diventati strumenti sempre più indispensabili per vincere la sfida della competitività, soprattutto nell’ottica di migliorare e ottimizzare i processi produttivi. Ed ora, per accelerare ulteriormente il passaggio all’Industria del futuro in Italia, spunta l’ipotesi di un’agevolazione pensata per le aziende e le PMI che vogliano investire su lavoro 4.0 e formazione ICT.

A parlarne è stato il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: lo scenario più plausibile sarebbe quello di un credito d’imposta del 50% per le spese legate alla digitalizzazione dei processi produttivi con un limite di spesa di 10 milioni. Probabili sconti anche per la formazione aggiuntiva e tecnologica dei dipendenti.

La decisione andrebbe non solo nella direzione di modernizzare il settore industriale in ottica strategica, ma anche di favorire il rilancio dell’occupazione giovanile in Italia, facendo dell’Industria italiana una leva per trainare i giovani al mondo del lavoro. La probabile manovra, quindi, non è che un’altra fase del capitolo “lavoro-formazione” del piano nazionale Impresa 4.0 e che ricorda, nella forma e nelle modalità, la già assodata formula del credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo.

Del resto, è vero che la rivoluzione tecnologica porta con sé numerosi vantaggi, ma per poter cavalcare realmente l’onda della Rivoluzione 4.0 sono necessarie competenze e, di conseguenza, investimenti nella formazione. Per ottenere risultati concreti, è d’obbligo un aggiornamento professionale che, oltre a cogliere il senso della sfida di un mercato in continuo mutamento, prepari i giovani e le aziende alla corretta gestione e al giusto impiego delle innovazioni ICT.

 

Per avere maggiori informazioni chiamaci al numero +39 0545.900600 o compila il modulo sotto riportato per essere a breve contattato da un nostro operatore.

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Industria 4.0 e finanziamento Sabatini

Dal 1 marzo 2017 le imprese che richiedono un finanziamento Sabatini possono ottenere un contributo maggiorato se effettuano investimenti che rientrano nel programma “Industria 4.0”. Grazie a questa possibilità l’azienda può ottenere un iper-ammortamento e un abbattimento consistente degli interessi sul finanziamento.

La circolare sull’iper-ammortamento numero 4E/2017 emanata dall’Agenzia delle Entrate ha però ridotto i requisiti per rientrare nella categoria “Industria 4.0”. Infatti, nonostante fino ad oggi fosse sufficiente acquistare macchinari innovativi per rientrarvi, l’Agenzia ha smentito questo orientamento e con la circolare 4E/2017 chiarisce: «L’innovazione 4.0 non sta nell’introdurre un macchinario all’avanguardia dal punto di vista tecnologico, ma nel saper combinare diverse tecnologie e in tal modo integrare il sistema di fabbrica e le filiere produttive in modo da renderle un sistema integrato, connesso in cui macchine, persone e sistemi informativi, collaborano fra loro per realizzare prodotti più intelligenti, servizi più intelligenti e ambienti di lavoro più intelligenti».

 

Dunque, per usufruire della Sabatini potenziata occorre un’interconnessione ai sistemi di fabbrica con caricamento da remoto di istruzioni e l’integrazione automatizzata con il sistema logistico della fabbrica o con la rete di fornitura. Se questo non avviene, l’impresa perde l’iper-ammortamento e tutto il contributo della Legge Sabatini.

SMART WORKING in Italia: tra ritardi e opportunità

La tradizionale idea di lavoro che ci viene dalle precedenti generazioni è un’idea che potremmo sintetizzare in uno schema lineare di questo tipo: sveglia, colazione e minuti contati per raggiungere un ufficio nel quale passare gran parte della propria giornata. Le innovazioni tecnologiche degli ultimi dieci anni hanno in parte sovvertito questa routine quotidiana per molti lavoratori. Prima i laptop, poi, soprattutto, tablet e smartphone, hanno infatti consentito a tanti di lavorare senza raggiungere fisicamente la propria scrivania. Questo tipo di approccio, definito “smart working”, sta spopolando nel mondo per una serie di motivi: innanzitutto la libertà del lavoratore, che può gestire il proprio tempo in maniera ottimale, lavorando ovunque e a qualunque ora si desideri; c’è poi una certa convenienza economica, infatti le aziende possono evitare di installare postazioni, di prevedere mense aziendali e fornire buoni pasti (a questo va aggiunto il risparmio da parte dei lavoratori per i costi di trasporti per raggiungere il posto di lavoro).

 

La realtà dello smart working è ormai solida in molti paesi europei. Numeri davvero importanti, però, sono quelli che vengono dagli Stati Uniti, dove tra il 2007 e il 2014 si è avuta una crescita del 78% del fenomeno. Anche in Giappone si stanno attrezzando la gran parte delle aziende, proprio per ridurre gli spazi di lavoro. E in Italia? Siamo ancora lontani anche dalla media europea, infatti il lavoro a distanza riguarda solo il 2% dei lavoratori italiani, dato che ci colloca all’ultimo posto nella UE.  

Emilia Romagna – nuovo bando per le Start up

A partire dalle ore 10 del 10 maggio e fino alle ore 17 del 30 novembre 2017 sarà possibile presentare le domande per partecipare al nuovo bando per l’avvio e il consolidamento delle start up innovative ad alta densità di conoscenza, approvato dalla Giunta regionale dell’Emilia-Romagna, con delibera numero 451 del 10 aprile 2017.

Al bando, che ha l’obiettivo di favorire la nascita e la crescita di start up in grado di generare nuove nicchie di mercato attraverso nuovi prodotti, sistemi di produzione e servizi, si rivolge alle piccole e micro imprese, regolarmente costituite come società di capitali (quindi spa, srl, srl uninominali, consorzi, società consortili e cooperative). La dotazione finanziaria pari a 4mln e 500 mila di euro consentirà una ampia partecipazione per tutte le società operanti nella Regione.

Gli interventi ammessi dal bando sono stati divisi in due tipologie (A e B). Per la tipologia A, riservata a quelle società costituite successivamente al 1° gennaio 2014 è previsto il finanziamento relativo alle seguenti spese: macchinari, attrezzature, impianti, hardware e software, arredi strettamente funzionali; affitto e noleggio laboratori e attrezzature scientifiche (massimo 20% del costo totale del progetto); acquisto e brevetti, licenze e/o software da fonti esterne; spese di costituzione (max 2.000 euro); spese promozionali anche per partecipazione a fiere ed eventi (massimo 25.000,00 €); consulenze esterne specialistiche non relative all’ordinaria amministrazione.

Per la tipologia B, riservata alle società costituite dopo il 1° aprile 2012, sono ammessi costi riguardanti: acquisizione sedi produttive, logistiche, commerciali; le imprese con sede legale esterna alla Regione Emilia-Romagna potranno acquistare solo sedi produttive nel territorio regionale (max 50% costo); macchinari, attrezzature, impianti, hardware e software, arredi strettamente funzionali; spese di affitto e noleggio laboratori e attrezzature scientifiche (massimo 20% del costo totale del progetto); acquisto e brevetti, licenze e/o software da fonti esterne; spese promozionali anche per partecipazione a fiere ed eventi (massimo 10% del costo totale del progetto); consulenze esterne specialistiche non relative all’ordinaria amministrazione.

La presentazione delle domande dovrà avvenire esclusivamente online. Per questo il sito della Regione Emilia Romagna, prima dell’apertura del bando, metterà a disposizione degli utenti un applicativo, denominato Sfinge 2020, per l’inoltro della documentazione.

Il trend positivo del mercato digitale

Il mercato digitale del nostro paese sembra aver preso la strada giusta verso la crescita. Infatti dopo il 2013, l’anno orribilis che ha fatto registrare un preoccupante calo del -4,4%, e il 2014, in cui il calo è stato del -1,4%, il 2015 ha dato segnali di ripresa con un +1,0% e il 2016 ha confermato il trend di crescita attestandosi al +1,8%, risultato ben al di sopra delle previsioni. Attualmente il mercato digitale italiano vale ben 66,1 miliardi di euro.

Secondo la Assiform, l’associazione di Confindustria che riunisce le aziende che si occupano di tecnologie dell’informazione e della comunicazione, il 2017 farà registrare risultati ancora più positivi. Si intravede, infatti, un ulteriore miglioramento del +2,3% spinto dalle componenti maggiormente legate all’innovazione. Il panorama del mercato digitale è in forte crescita in tutta Europa e le aziende del nostro paese devono rimanere al passo se si vuole continuare ad essere competitivi. L’attuale risultato è già importante se si considera che nei mercati innovativi lo sforzo appare doppio per le nostre imprese che devono scontrarsi con alcuni ritardi sul versante della digitalizzazione.