Attivazione del sito ENEA

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Attivazione del sito ENEA

È attivo il sito ENEA: ecco le prime linee guida per la trasmissione dei dati degli interventi edilizi

Dal 21 novembre 2018 è attivo il sito ENEA https://ristrutturazioni2018.enea.it/ dedicato alla trasmissione dei dati degli interventi edilizi e tecnologici che beneficiano del bonus ristrutturazioni ma comportano anche risparmio energetico e/o utilizzo delle fonti rinnovabili.

Il portale, a cui trasmettere le informazioni per usufruire della detrazione fiscale del 50%, consente esclusivamente l’invio delle dichiarazioni i cui lavori sono completati nell’anno 2018.

La trasmissione dei dati dovrà avvenire entro il termine di 90 giorni a partire dalla data di ultimazione dei lavori o del collaudo. Per gli interventi già conclusi, il termine dei 90 giorni per l’invio delle informazioni decorrerà dal 21 novembre 2018.

L’ENEA, d’intesa con il Ministero dello Sviluppo Economico e l’Agenzia delle Entrate, ha messo a disposizione la “Guida rapida alla trasmissione” con tutte le informazioni necessarie per l’invio dei dati. Per maggiore chiarezza ha elencato tutti gli interventi soggetti all’obbligo di invio:

  • serramenti comprensivi d’infissi;
  • coibentazioni delle strutture opache;
  • installazione o sostituzione di impianti tecnologici tra cui collettori solari, generatori di calore con caldaie a condensazione, pompe di calore, sistemi ibridi, microcogeneratori (Pe<50kWe), scaldacqua a pompa di calore, generatori di calore a biomassa, sistemi di contabilizzazione del calore, sistemi di termoregolazione e building automation e impianti fotovoltaici;
  • elettrodomestici, solo se collegati ad un intervento di recupero del patrimonio edilizio iniziato a decorrere dal 1° gennaio 2017, come: forni, frigoriferi, lavastoviglie, piani cottura elettrici, lavasciuga e lavatrici.

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Su chi ricade la responsabilità di un errore progettuale?

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Su chi ricade la responsabilità di un errore progettuale?

La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità di un errore progettuale ricade sull’appaltatore e progettista o direttore dei lavori.

La vicenda presa in esame dalla Suprema Corte riguardava un capannone ad uso agricolo su un terreno delimitato da un muro di contenimento. Il proprietario dell’immobile aveva chiamato in causa l’impresa costruttrice e un tecnico che aveva curato la progettazione e direzione dei lavori, perché il muro di contenimento appena costruito aveva ceduto.

In seguito alla vicenda era stato richiesto un accertamento tecnico. Il CTU riferiva che il manufatto era privo delle caratteristiche tecniche di cui deve essere dotato un muro di contenimento: privo di opere di drenaggio, di armature in ferro e con fondazioni sottodimensionate.

L’unica soluzione possibile era la relativa demolizione del muro appena eretto, con la conseguente realizzazione ex novo dello stesso con le caratteristiche tecniche idonee.

La sentenza della Corte di Cassazione ritiene indubbia la “responsabilità solidale di appaltatore e progettista o direttore dei lavori” specificando che “è consolidata affermazione nella giurisprudenza della Corte (da ultimo, Cass. N.n 3651 del 2016), quella per cui in tema di responsabilità risarcitoria, contrattuale ed extracontrattuale, se l’unico evento dannoso è imputabile a più persone, è sufficiente, al fine di ritenere la solidarietà di tutte nell’obbligo al risarcimento, che le azioni e le omissioni di ciascuna abbiano concorso in modo efficiente a produrre l’evento, a nulla rilevando che costituiscano autonomi e distinti fatti illeciti, o violazioni di norme giuridiche diverse.”
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Settore edile: rinnovato il CCNL dell’edilizia

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Settore edile: rinnovato il CCNL dell’edilizia

Si è finalmente conclusa la trattativa tra le Organizzazioni cooperative di settore, i rappresentati di Fillea-Cgil, Filca-Cisl, Feneal-Uil e da Ance.

L’accordo contiene un protocollo di intesa tra imprese e sindacati, con la definizione di diverse azioni congiunte volte al rilancio del settore, colpito da una crisi che perdura ormai da 10 anni. Col rinnovo viene inoltre istituito un Fondo sanitario nazionale per i lavoratori del settore e la predisposizione di incentivi all’occupazione giovanile, sia tramite nuove assunzioni che agevolando i prepensionamenti.

Queste le parole del vice Presidente Ance, Marco Garantola, a commento dell’avvenuta firma: “Questo contratto testimonia lo sforzo e la volontà delle imprese di investire sul futuro e sul rilancio di un settore chiave per il lavoro e per l’economia del nostro Paese”
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Novità in materia di studi di settore

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Novità in materia di studi di settore

La circolare dell’Agenzia delle Entrate del 6 luglio 2018 fa il punto sulla situazione

Pur introducendo alcune novità, il documento mantiene molti dei criteri previsti negli anni precedenti per l’accesso al regime premiale.

Per quanto riguarda le analisi territoriali, le integrazioni agli studi di settore già approvate con DM del 23/03/2018 sono quelle relative agli aggiornamenti delle analisi a livello comunale e provinciale, conseguenti all’istituzione di nuovi Comuni e Province.
Permangono anche i correttivi cassa, previsti a loro volta nel medesimo Decreto Ministeriale, da applicare nei confronti delle imprese minori in contabilità semplificata: tramite l’intervento correttivo si determina il reddito secondo quanto previsto dall’articolo 66 del Tuir, con riferimento ai 177 studi di settore relativi ad attività di impresa in vigore per il periodo d’imposta 2017. La ratio dell’intervento è quella di applicare in maniera corretta gli studi di settore ai contribuenti minori in regime di contabilità semplificata, intervenendo con una metodologia che contempli interventi correttivi e la partecipazione alle stime del valore delle rimanenze finali in magazzino.

Dove non emergesse la necessità di interventi correttivi, i risultati derivanti dall’applicazione degli studi vengono sottoposti a correttivi strutturali, in base alla diversa tipologia:

  • di cassa relativi alle vendite verso soggetti Iva
  • di cassa relativi alle vendite nei confronti delle PA
  • settoriali di cassa
  • territoriali di cassa

Rimangono invariati i correttivi crisi, relativi cioè alla revisione congiunturale speciale degli studi di settore, approvata nel Decreto Ministeriale.

Vengono invece aggiornati i modelli e le istruzioni relativi al recepimento degli interventi correttivi approvati con DM del 23/03/2018 e 24/05/2018: è previsto un nuovo modello F44 per poter applicare i correttivi cassa e i nuovi modelli.

In merito al regime premiale (articolo 10, Dl 201/2011), la circolare ha confermato gli stessi criteri di individuazione degli studi di settore per l’accesso: si è tenuto conto infatti del parere delle associazioni di categoria e dei buoni risultati derivanti dall’applicazione di quegli stessi criteri negli ultimi 5 anni, con lo scopo di garantire l’applicazione del regime premiale ai contribuenti che abbiano fedelmente dichiarato i dati degli studi di settore.

In caso di errori e anomalie, resta invariata la procedura di comunicazione, già approvata con il provvedimento del 18/06/2018: i contribuenti interessati vengono invitati alla valutazione della situazione oggetto di segnalazione, con la possibilità di apportare la correzione di errori/omissioni tramite il ravvedimento, da effettuarsi nella dichiarazione dei redditi.
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Beta Imprese è accreditata presso la Regione Emilia Romagna

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Beta Imprese è accreditata presso la Regione Emilia Romagna per la Formazione Continua e Permanente

Il 5 novembre Beta Imprese, con Delibera Num. 1837, ha ottenuto l’Accreditamento presso la Regione Emilia Romagna per la Formazione Continua e Permanente.

Attraverso l’accreditamento la Regione ha accertato il possesso dei requisiti definiti dalle normative vigenti, riconoscendo l’idoneità della nostra azienda a realizzare interventi di formazione professionale nel rispetto della programmazione regionale, e a proporre e gestire iniziative di formazione nell’ambito dei bandi provinciali e regionali.

Un ulteriore tassello che siamo orgogliosi di aggiungere al nostro percorso di crescita, per la promozione di una formazione di qualità a misura dei nostri clienti.
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Rimborso Canone RAI per i terremotati: ecco come fare

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Rimborso Canone RAI per i terremotati: ecco come fare

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato le indicazioni per il rimborso del canone RAI versato dai contribuenti residenti nei Comuni colpiti dagli eventi sismici.

L’Agenzia delle Entrate, con provvedimento direttoriale (Protocollo n. 181035/2018), ha definito le modalità di presentazione delle istanze di rimborso delle somme versate per il canone RAI nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 29 maggio 2018: hanno diritto al rimborso tutti i contribuenti residenti nei territori dei Comuni delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria che sono stati colpiti dagli eventi sismici verificatisi a partire dal 24 agosto 2016.

Il D.L. n.55/2018 aveva disposto la sospensione del versamento del canone TV, ma dato che l’importo del canone RAI è compreso all’interno delle bollette, l’Agenzia delle Entrate ha stabilito che i soggetti che hanno pagato il canone TV con addebito nelle fatture per la fornitura di energia elettrica possono presentare l’istanza, avvalendosi del modello già ordinariamente utilizzato per i rimborsi connessi a tale modalità di addebito.

Nel caso in cui i contribuenti aventi diritto al rimborso, abbiano pagato il canone TV con modalità diverse da quella sopra descritta, o abbiano pagato il canone di abbonamento speciale, dovrà essere presentata l’istanza di rimborso in carta semplice, e la copia di un valido documento di riconoscimento, a mezzo del servizio postale. L’istanza, in questo caso, deve includere: i dati anagrafici del richiedente (e del defunto, se la richiesta è presentata dall’erede); i dati del pagamento; l’importo chiesto a rimborso; il motivo della richiesta di rimborso riportando la seguente causale: “Rimborso previsto dall’art. 1, comma 5, del D.L. 29/05/2018, n. 55”.
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Società tra professionisti: l’Agenzia delle Entrate chiarisce i dubbi sul reddito

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Società tra professionisti: l’Agenzia delle Entrate chiarisce i dubbi sul reddito

L’Agenzia delle Entrate chiarisce i dubbi sul reddito delle società tra professionisti con la risoluzione n.35/E.

La risoluzione n. 35/E del 7 maggio 2018 dell’Agenzia delle Entrate, ha qualificato la natura del reddito prodotto dalle società tra avvocati, costituite ai sensi della L. 31 dicembre 2012, n. 247 ed ha chiarito i dubbi interpretativi derivati dalla disciplina prevista dal D.Lgs. 2 febbraio 2001, n. 96 e dall’articolo 10 della L. 12 novembre 2011, n. 183.

Già con la risoluzione del 26 maggio 2003, n. 118/E, l’Agenzia delle Entrate aveva dichiarato che le società costituite ai sensi dell’articolo 16 del D.L.gs 2 febbraio 2001, n. 96, per l’esercizio in forma associata della professione di avvocato, producono reddito di lavoro autonomo, specificando che “[…] il richiamo alla normativa sulle Snc non va inteso nel senso che le società tra avvocati siano annoverabili fra le società commerciali”.

Le società tra professionisti, disciplinate dall’art. 10 della legge 12 novembre 2011, n. 183 e dal successivo decreto ministeriale 8 febbraio 2013, n. 34, secondo l’Agenzia delle entrate, producono reddito di impresa, in quanto non assume rilevanza l’esercizio dell’attività professionale, bensì la veste societaria sotto la quale operano.

La risoluzione 7 maggio 2018, n. 35/E, specifica che: “L’art. 4-bis della legge 31 dicembre 2012, n. 247, introdotto dall’art. 1, c. 141 della legge 4 agosto 2017, n. 124, disciplina l’esercizio della professione forense in forma societaria. In particolare la norma precisa che, la professione forense è consentita in forma societaria a società di persone, di capitali o cooperative iscritte in apposita sezione speciale dell’albo tenuto dall’ordine territoriale nella cui circoscrizione ha sede la stessa società […] “

Vengono inoltre analizzate le società tra avvocati dal punto di vista civilistico: “sono costituite secondo i modelli regolati dai titoli V e VI del codice civile. Pertanto, non costituiscono un genere autonomo con causa propria, ma appartengono alle società tipiche regolate dal codice civile e, come tali, sono soggette integralmente alla disciplina legale del modello societario prescelto. Conseguentemente si ritiene che, in assenza di una esplicita norma, l’esercizio della professione forense svolta in forma societaria costituisce attività d’impresa, in quanto, risulta determinante il fatto di operare in una veste giuridica societaria piuttosto che lo svolgimento di un’attività professionale.“

Il reddito prodotto dalle società tra avvocati è qualificato come reddito d’impresa, di conseguenza è soggetto alle relative imposte: se la società ha natura giuridica di società di capitali, il reddito sarà assoggettato a IRES e il valore della produzione a IRAP.

A questo link potete leggere la risoluzione 7 maggio 2018, n. 35/E integrale.
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La pubblicità nei cantieri edili

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La pubblicità nei cantieri edili

Quando le affissioni nei cantieri edili sono soggette ad imposta e per quali casistiche vige l’esenzione?

L’imposta comunale sulla pubblicità (D. Lgs. 507/93) ricade anche sull’esposizione di striscioni o cartelloni pubblicitari nel cantiere edile, reclamizzanti l’impresa costruttrice o le ditte fornitrici dei materiali e servizi impiegati in sito.

L’imposta sulla pubblicità è dovuta, in generale, ogni volta siano diffusi messaggi pubblicitari o promozionali relativi ad un soggetto economico. L’importo deve essere pagato sia dall’impresa edile che dispone del cartello o striscione che diffonde il messaggio pubblicitario, sia dal soggetto reclamizzato. Entrambi i soggetti, presso gli uffici comunali preposti, dovranno pagare l’imposta e presentare la Dichiarazione di inizio pubblicità, indicante: le caratteristiche, la durata e l’ubicazione dei mezzi pubblicitari.

Ogni Comune ha la facoltà di decidere le tariffe dovute, entro i criteri fissati dalla legge nazionale: attraverso il proprio Regolamento possono essere determinati aumenti o esenzioni, in relazione alle superfici interessate, alla durata di esposizione o al periodo (durante la stagione di maggiore afflusso turistico le tariffe possono essere maggiori).

Se la superficie complessiva della pubblicità, che la ditta costruttrice espone di sé stessa nei propri cantieri, è inferiore a cinque metri quadri, essa è esente da imposta perché viene considerata insegna indicante la “sede di esercizio” di un’attività economica.

Sul tema della pubblicità effettuata presso i cantieri si possono verificare svariate casistiche, non sempre di facile interpretazione. Ne introduciamo alcune:

  • il marchio di fabbrica esposto sulle grumobili, sulle gru a torre e sui macchinari in opera presso i cantieri edili: questi marchi, secondo l’art. 5 del D. Lgs. 507/93, sarebbero esenti dall’imposta, ma se le dimensioni e le proporzioni eccedono i limiti indicati dall’art. 2 del DM 26/07/12, essi non sono più considerati indicazione del marchio del fabbricante, bensì come pubblicità dello stesso, di conseguenza divengono tassabili da parte del Comune in cui si trovano.
  • Il marchio o la pubblicità sui silos di cantiere: anche in questo caso se le dimensioni eccedono da quelle richieste per normativa, vengono tassati
  • la cartellonistica di cantiere obbligatoriaai sensi dell’art. 27 comma 4 del DPR 380/2001, indicante l’impresa esecutrice dei lavori nonché le ulteriori indicazioni prescritte: in questo caso, di norma, l’esposizione di insegne o targhe obbligatorie per legge dovrebbe essere esente da imposizione. Nonostante questo, secondo la Cassazione n. 8130/2012, se tale cartellonistica non è inferiore a cinque metri quadrati, ricade anch’essa sotto all’imposta.

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Nuove norme antincendio per il posto di lavoro e per le gallerie stradali

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Nuove norme antincendio per il posto di lavoro e per le gallerie stradali

Sono in consultazione le due bozze normative riguardanti le nuove disposizioni antincendio sul luogo di lavoro e nelle gallerie stradali.

Il 10 luglio durante la riunione del Comitato Centrale Tecnico Scientifico (CCTS) sono state presentate e analizzate le bozze dei due documenti riguardanti la sicurezza antincendio. Attualmente sono al vaglio delle categorie professionali (CNI, CNGeGL, CNA ecc) per proposte e/o commenti.

Il nuovo documento sulla sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro contiene i criteri generali per la sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza e andrà ad aggiornare il DM 10 marzo 1998.

Tutti i luoghi di lavoro, inclusi quelli che rientrano tra le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, saranno soggetti alla nuova normativa.

Il documento presenta specifiche disposizioni per i diversi luoghi di lavoro: sono classificati quattro gruppi (P1, P2, P3, P4) sulla base dell’assoggettabilità ai controlli di prevenzione incendi (attività soggette – non soggette) e sulla presenza di regole tecniche cogenti.

L’attuale sistema di formazione degli addetti alla lotta antincendio e alla gestione dell’emergenza rimane confermato, è stata introdotta però la periodicità dell’aggiornamento (quinquennale) e i programmi per l’aggiornamento.

Sono stati introdotti i requisiti dei soggetti formatori dei docenti dei corsi di formazione ed aggiornamento degli addetti antincendio: sono previsti specifici requisiti culturali e formativi, i quali non ricadono sulla qualificazione di coloro che già hanno operato come formatori in materia.

Alle gallerie inserite nella rete stradale transfrontaliera “Trans European Network-Transport” (rete TEN), si applica la bozza sulle “Linee guida per la progettazione, realizzazione ed esercizio ai fini antincendio delle gallerie stradali”.

La nuova norma fornisce raccomandazioni progettuali idonee che, se realizzate a regola d’arte, non necessitano di ulteriori valutazioni da parte della Commissione permanente per le gallerie, per raggiungere gli obiettivi di sicurezza previsti dal Dlgs 264/2006.

Il documento individua i fattori principali da considerare nella valutazione del rischio incendio in galleria come: uscite d’emergenza, ventilazione, capacità dei materiali ecc.
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La Guardia di Finanza inizia i controlli antiriciclaggio sui professionisti

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La Guardia di Finanza inizia i controlli antiriciclaggio sui professionisti

Sono state avviate dalla Guardia di Finanza le verifiche dirette sui dati dei professionisti obbligati alla verifica della clientela in materia di norme antiriciclaggio.

In materia di antiriciclaggio la Guardia di Finanza ha gli stessi poteri d’accesso ai dati dell’Agenzia delle Entrate. Le Fiamme Gialle hanno iniziato a fare i controlli antiriciclaggio sui professionisti obbligati alla verifica della clientela. Si tratta dell’applicazione del Dlgs 60/2018, in adeguamento alle direttive europee in materia.

Le autorità italiane hanno tempo fra i 70 e 90 giorni per rispondere a un’autorità finanziaria estera che chiede una verifica sull’antiriciclaggio.  In base al decreto citato, Gdf e Agenzia delle Entrate hanno accesso:

“a tutti i documenti, ai dati, e alle informazioni acquisiti in assolvimento dell’obbligo di adeguata verifica della clientela ai sensi dell’articolo 18 del decreto legislativo 231/2007.”

Una volta ricevuta la richiesta di verifica, la Guardia di Finanza effettua un’analisi dei dati a disposizione:

– nell’eventualità in cui non rilevi profili di criticità, si rivolge direttamente al professionista per chiedere spiegazioni utili a rispondere all’istanza arrivata dall’autorità estera;

– se la prima analisi rileva sui dati aspetti non chiari, possono scattare più approfonditi controlli fiscali di antiriciclaggio.

La Guardia di Finanza, in generale, nel caso in cui ritenga ci siano rischi di elusione o evasione, ha poteri per svolgere immediatamente le indagini.

I primi controlli al momento stanno riguardando le richieste di informazioni relative al 2018.
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