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Addio allo split payment con il Decreto dignità

Con la pubblicazione del Decreto dignità (Decreto n.87/2018) sulla Gazzetta Ufficiale, diventa effettiva la cancellazione dello split payment: l’obbligo, in base all’art.17 ter del decreto Iva, per chi effettuava operazioni nei confronti della Pubblica Amministrazione, di riportare in fattura la dicitura “scissione di pagamento”, in modo che fosse l’acquirente a versare l’IVA direttamente allo Stato. Questo sistema era stato ampliato a tutte le categorie di contribuenti IVA il 1° luglio del 2017, creando grandi difficoltà, in un solo anno, a tutte le persone che si vedevano già per legge decurtare la fattura del 20% a titolo di ritenuta d’acconto e con questo nuovo sistema non potevano più nemmeno scaricare l’IVA.

Il decreto dignità è in vigore dal 14 luglio, giorno successivo alla sua pubblicazione, e si applica per espressa indicazione e norme, alle operazioni per le quali è stata emessa fattura successivamente alla data di entrata in vigore del decreto stesso.

L’articolo 12 del provvedimento cancella dunque la categoria dei professionisti dall’ambito dei soggetti per i quali, per le fatture emesse in favore della PA, l’IVA relativa agli acquisti di beni e servizi è versata direttamente all’Erario dagli acquirenti. L’articolo prevede inoltre la copertura delle mancate entrate immediate previste per lo Stato dal versamento dell’Iva da parte dell’acquirente. È stato quantificato un importo pari a: 35 milioni di euro per l’anno 2018; 70 milioni di euro per l’anno 2019; 35 milioni di euro per l’anno 2020. Queste somme di fatto, fino a metà luglio, erano destinate ad essere “anticipate” da chi forniva servizi alla pubblica amministrazione.

Adesso non dovrà più essere riportata in fattura la dicitura “scissione di pagamento” e ai soggetti le cui prestazioni sono soggette a ritenuta d’acconto, l’Iva verrà corrisposta dal committente.

La cancellazione dello split payment si applica ai professionisti, agli agenti di commercio, ai mediatori e procacciatori d’affari. I professionisti ora potranno versare l’Iva sulle fatture una volta detratta l’imposta pagata sugli acquisti, evitando così il rischio di essere a credito per lunghi periodi ed evitando tutte le complicazioni previste per la compensazione del credito in questione.